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a new man in town
dialogando si impara
la citta eterna
ma tu mi vuò bbene a me
mi manda picone
oggi comunico così
vacanze
visitato *loading* volte
Marrazzo, non solo perché conterraneo, ma perché bravo giornalista e successivamente bravo politico come presidente della regione Lazio, mi ispirava simpatia, fiducia e capacità. Poi…Mi si può dire che le tendenze sessuali di ciascuno di noi sono questioni personali e private, ma io non ho approvato le sue per una serie di ragioni come non ho gradito quelle del presidente del consiglio dei ministri. Non per moralismo, non me ne frega un cavolo, ma perché sono “situazioni” che non fanno bene al Paese sia come esempio “da dare” ai giovani in particolare, sia per le conseguenze che ne possano derivare. La dimostrazione o la prova è sotto gli occhi di tutti: complotti (!?), scandali, morti sospette, droga, ricatti, problemi familiari, esempi esemplari, ecc. Gli italiani non ne vengono neppure scalfiti? Non credo, perché non credo che tutti siano completamente indifferenti. Credo che in ciascuno di noi ci sia una coscienza morale, forse nascosta nei posti più reconditi della nostra psiche, che sicuramente ci fa dire: “Ma in che paese stiamo vivendo?”
E adesso viene il perdono, quel perdono che Marrazzo ha chiesto al Papa. Perché al Papa? E se proprio lo ha fatto perché renderlo pubblico? Non so chi l’abbia fatto. Se Marrazzo o il Pontefice. Per dirci forse che egli è pentito dei suoi comportamenti? E perché non ha chiesto perdono agli italiani? Sarebbe stato troppo umiliante? Chiedere perdono al Papa significa “confessare le proprie colpe”. E la confessione, prerogativa esclusiva della chiesa cattolica, avviene nel chiuso del confessionale ed è privata e “segreta”. Quando avviene in maniera pubblica ha un che di artifizio che non convince soprattutto se viene rivolta al Papa, espressione massima della Chiesa cattolica, tenuto anch’egli alla segretezza della confessione.
Marrazzo non ha chiesto perdono! E’ altra cosa, di cui non desidero parlare.
Cordialmente!
“Carneade, ti conosco da poco, per cui non so come la pensi e quanto tu sia informato sulle cose del mondo. Il tuo predecessore ne sapeva più di me, perché, diceva, era in continuo contatto con gli altri cani con i quali scambiava notizie e informazioni provenienti da tutto il mondo. Pensa che diceva di conoscere anche ciò che si discuteva nella stanza ovale del presidente degli USA. E tu?”
“Dipende da quello che vuoi sapere. Io sono stato fino a qualche giorno fa un cane da strada ed ho frequentato quasi esclusivamente cani da strada. Ogni tanto veniva in mezzo a noi qualche cane abbandonato dai padroni, anche quelli ricchi e nobili, ma si dimostrava spocchioso, per cui invece di dimostrarsi umile rivendicava le sua origini e con lui non si riusciva a parlare democraticamente”.
“Allora anche tra i cani esiste la differenza sociale? Pensavo proprio di no”.
“Pensi male, caro padrone e signore. Non ti sei mai accorto come camminano impettiti i cani al guinzaglio? Si sentono superiori ai bastardi che incontrano per strada”.
Penso tra me: “Vuoi vedere che anche il secondo Carneade intende prendermi per i fondelli? “Padrone e signore” era un’espressione che usava Carneade primo. Forse ho fatto male a chiamarlo Carneade. Sembra un’influenza nefasta. Devo stare bene attento”.
“Senti, Carneade, con il tuo predecessore ero abbastanza di maniche larghe al contrario di mia moglie, però non gli consentivo di uscire da solo. Le passeggiate le faceva solo con me e al guinzaglio. Con te vorrei essere più magnanimo. Ogni tanto ti farò uscire da solo per le vie del paese. Che ne di dici?”
“La cosa non mi dispiace. Però se lo fai solo perché io possa attingere notizie nelle mie scorribande quotidiane non mi fai un bel servizio. Vorrei fare quel che mi pare. Mi farebbe più piacere”.
“Arriviamo ad un compromesso. Prima di tutto non saranno scorribande quotidiane. Stabiliremo insieme i giorni. Io ti lascio uscire da solo e potrai fare quello che vuoi senza azzannare nessuno altrimenti procuri guai a te e a me. Capisco che hai le tue esigenze, però qualche notizia la puoi sempre raccattare di qua e di là. Ti va bene così?”
“Più che bene. Vedrai che sarai contento di me. Che ne dici se mi lasciassi uscire anche stamattina?”
“Va bene! Però per la prima volta non ti do più di un’ora. Ti deve bastare”.
“D’accordo, mi basterà. Io sono un cane giudizioso e ubbidiente. Non ti pentirai di avermi raccolto nel tuo giardino”.
“E non ti dimenticare che c’è anche la ciotola con il cibo che ti aspetta”.
“Quella mai!”
Dopo un’ora Carneade è già in giardino tutto pimpante e voglioso di parlare con me.
“Ho incontrato molti cani stamattina in paese, i randagi e gli altri con il guinzaglio. Erano tutti eccitati”.
“E’ successo qualcosa in particolare?”
“Sembra che il presidente della camera dei deputati, on. Fini, abbia pronunciato per Tv la parola “stronzo”. La cosa ha fatto meraviglia, perché una cosa è sentirla continuamente per strada, un’altra in Tv e da una persona che copre una carica istituzionale così alta”.
“La notizia la conoscevo già. Il termine “stronzo” l’ho sentito in diretta dall’on. Fini e devo dirti che non mi ha meravigliato. Noi siamo un popolo di ipocriti, si dice di baciapile. In privato ne facciamo di tutti i colori, in pubblico ci nascondiamo dietro una maschera di perbenismo. A me non piace parlare in maniera volgare, ma una bella espressione colorita ci vuole quando è il caso e anch’io la pronuncio senza troppi problemi”.
“Allora tu ritieni che Fini abbia fatto bene?”
“Questo non lo so con precisione, ma la circostanza lo richiedeva. Io non sono razzista, ritengo che gli uomini, neri, gialli o turchini, derivino dallo stesso ceppo. Le differenze sono state create dopo per egoismo, per prepotenza, per potere, per interesse, per stabilire superiorità morali e intellettuali, per razzismo insomma. Tu lo sapevi che gli schiavi neri, quando c’era la schiavitù in America, erano ritenuti senz’anima e, quindi, con nessun diritto, ma solo proprietà del padrone di turno? E sai chi erano i padroni in America? Gli europei bianchi, molti dei quali delinquenti e assassini. Perché anche in Europa esisteva la schiavitù, i cosiddetti servi della gleba, poveri diavoli che avevano solo gli occhi per piangere. Che bello per un delinquente europeo poter stabilire la sua supremazia in America mentre in Europa sarebbe finito in galera. Non tutti, s’intende, ma tutti avevano gli schiavi al loro servizio e ai loro ordini. La stessa cosa forse si vorrebbe fare in Italia con gli immigrati. Buoni quando c’è bisogno di loro nei lavori che gli italiani non fanno più e cattivi o padroni quando non servono. Allora si grida: “Sporco negro o delinquente extracomunitario”.
“Non lo sapevo! Insomma come i cani al guinzaglio? Padrone, quando andiamo a passeggio non mettermi il guinzaglio!”
“No, non ti metterò il guinzaglio anche se la legge mi ordina il contrario. Per questo ti lascerò uscire da solo. Ma tu non metterti nei guai. Metteresti anche me nei guai e a me i guai non piacciono”.
Cordialmente!
Nel paese in cui abito e vivo ogni sabato mattina si svolge il mercato rionale. Nello spazio adibito all’uopo si formano le baracche e le bancarelle su cui viene esposta merce di ogni genere. E’ un “bel mercato” nel senso che si può comprare quasi di tutto specialmente capi di abbigliamento, utensili vari, frutta e verdura. Non ci vado molto spesso, ma questa mattina mi è venuta l’idea di acquistare un berretto con la visiera a pochi euro, mentre nei negozi normali di euro ce ne vogliono tanti di più, in vista dell’inverno che non dovrebbe tardare molto a presentarsi con tutte le conseguenze che comporta per la salute: anche la mia testa deve stare al caldo. Prima di arrivare al mercato vero e proprio mi sono meravigliato della quantità di auto parcheggiate nel piazzale accanto. Come mai? Sono poi entrato nel mercato e sono rimasto sconcertato: una folla immensa, quasi ad impedire il cammino si accalcava davanti alle bancarelle e alle baracche. “Che succede?”, mi sono chiesto. “Probabilmente c’è una vendita eccezionale”. Nulla di eccezionale, un mercato normale. Poi, il mio cervello che comprende le cose sempre con notevole ritardo, mi ha suggerito che forse il motivo di tanta calca è nel fatto che in tasca non ci sono più tanti soldi da spendere. Infatti, poco oltre incontro un amico cui chiedo: “Come mai tanta gente? Prima il mercato era frequentato assai di meno”. “Dove vivi? In un altro mondo? Non lo sai che qui la “roba” è molto più a buon mercato che nei negozi? Se si può risparmiare non ti pare che convenga? Gli euro diventano sempre di meno?”
Me ne ero dimenticato, non essendo uno spendaccione. Si, mi ero dimenticato che siamo in crisi, pensavo di esserne ormai fuori. Il governo, i giornali, le TV sbandierano dati rassicuranti: la crisi ormai è alle porte, si vedono spiragli di luce, la ripresa è dietro l’angolo. Anche se qualche giornale e qualche partito dicono: “Ma quale spiraglio? Quale fine della crisi? Quale ripresa?” A sentirli mi ero fatto l’idea che sono atteggiamenti pessimistici, catastrofici, anti italiani come si suole dire oggi. Nemmeno le sfilate di protesta disoccupati o in procinto di esserlo, neppure i servizi sulle occupazioni delle fabbriche e le marce dei precari e nemmeno il modesto potere d’acquisto della mia pensione mi avevano convinto del tutto che la crisi c’è ed è dura. Insomma, i miei occhi erano bendati da tutta la “colata” di ottimismo che proviene dal governo.
La crisi c’è e si vede anche nelle “piccole cose”: da un mercato rionale!
A proposito, il berretto con visiera l’ho comprato a cinque euro presso la bancarella di un “venditore abbronzato”.
Cordialmente!
Carneade non c’è più. E’ scomparso. Negli ultimi tempi, è vero, ci siamo beccati più volte, soprattutto a causa di Berlusconi, e sulla sua e sulla mia età, ma non avrei mai pensato che da un giorno all’altro scomparisse di colpo. Eppure mi sembrava fedele anche se non del tutto, perlomeno “affezionato e riconoscente” per la ciotola giornaliera che gli apparecchiavo. Evidentemente mi sbagliavo senza accorgermi che la mia vita è cosparsa di infiniti errori (me ne accorgo sempre a posteriori!). Chi mi legge sa che Carneade aveva un debole per Bella, una bella cagnetta che passava spesso sul marciapiede, a fianco del mio modesto giardino. Qualche volta ho fatto in modo che i due si incontrassero anche fuori. “Dio mio”, mi dicevo, “anche i cani domestici hanno il diritto di “amare”. Alcuni mesi fa Bella ripassò tutta scodinzolante davanti al mio giardino. Carneade, nonostante l’età, saltò come un grillo verso l’inferriata e si mise a mugolare in un certo modo con la sua cagnetta. Capii che avevano bisogno di “odorarsi”, per cui volli dimostrare a Carneade tutta la mia magnanimità ed aprii il cancelletto del mio giardino. Non mi guardò neppure in faccia in segno di riconoscenza, saltò fuori come un grillo e si affiancò a Bella, allontanandosi tutti e due verso…Il cancello rimase aperto tutto il giorno, ma a sera Carneade non rientrò. Lasciai il cancello aperto anche la notte, ma di Carneade neppure l’ombra. Non l’ho più rivisto. Ho fatto tutte le ricerche possibili e immaginabili: la sua foto sui muri del paese, gli annunci sui giornali, mi sono spinto a chiedere ospitalità anche a “Chi l’ha visto”. Meno male che la giornalista non ha preso in considerazione il mio appello. Che figuraccia avrei fatto! Tutto senza esito. Di Carneade nessuna traccia. Come ultimo tentativo stavo per rivolgermi agli autori dei telefilm “Senza traccia”, sperando di riuscire nell’intento. Ormai sono passati dei mesi e, anche per una sorta di distrazione necessaria ad una certa età, senza il consenso di mia moglie che non “ama i cani”, neppure quelli di pezza perché, secondo lei, portano solo polvere e acari, ho comperato in un canile quasi abbandonato un altro cane di mezza età che mi guardava con occhi languidi, facendomi tenerezza. Infatti, quando lo portai fuori dall’immondo canile mi fece festa, saltandomi addosso e leccandomi le mani e la faccia. Lo bloccai subito, dicendogli: “Caro mio, con tutto il mio rispetto, ma queste smancerie a me non piacciono”. Non l’avessi mai detto, mi rispose: “Volevo dimostrarti la mia eterna riconoscenza, la mia devozione e il mio affetto. Già so che mi tratterai bene”. “Non ci posso credere”, mi dissi, “un altro cane che parla? Come Carneade!” Non mi chiesi se erano soltanto un mio desiderio di avere un cane parlante o le “voci” che ciascuno di noi avverte dentro di sé.
“Giacchè parli, mi sai dire qual è il tuo nome?”
“Sono un cane randagio accalappiato nonostante le mie resistenze per non farmi catturare. Tutti quelli che ho incontrato mi hanno sempre detto “cane, pussa via”. Credo di chiamarmi cane e basta”.
“E se ti chiamassi Carneade ti piacerebbe?”
“Che nome strano! Carneade? E chi era costui? Ma si, chiamami come vuoi”.
E così, almeno per ora, ho un altro Carneade nel giardino. Spero con tutto il cuore che non vada via come l’altro con molta gioia di mia moglie che fin dal primo momento gli ha detto e mi ha detto che in casa non deve mettere zampa. Per ora mi basta scendere nel giardino o guardarlo dal terrazzino del balcone e scambiare con lui un po’ di chiacchiere senza farmene accorgere da mia moglie se non voglio finire in manicomio. Ma che colpa ne ho io se i cani parlano? Solo con me?
Sono curioso di sapere se anche il “nuovo Carneade” è informato come il primo: aspetto!
Cordialmente!
Non m’intendo di leggi, neppure di Costituzione se non in modo superficiale perché non ho fatto né studi specifici su di esse, né perché onestamente mi appassioni più di tanto. Sono però per la giustizia tout court nel momento in cui vengono commessi reati o si viola la legge in qualsivoglia maniera. A me interessa più la giustizia sociale, quella che stabilisce che tutti abbiamo diritto ad una vita dignitosa senza troppi squilibri sia socialmente sia economicamente sia culturalmente. Insomma, la società dovrebbe essere più equa e più solidale. E’ chiaro che chi volontariamente sbaglia deve pagare il fio delle sue colpe. E qui interviene la Legge! Qualcuno potrebbe accusarmi di aver segnato confini troppo rigidi perché l’uomo, essendo debole, può sbagliare. Ma anche qui la Legge, se non vado errato, agisce e condanna in base alle attenuanti, per cui la condanna spesso è diversa anche in presenza di reati della stessa natura. Perché mi sono imbarcato in questo ginepraio di discorso che sembra non avere né capo né coda? Semplicemente perché in questi giorni siamo tutti perennemente bersagliati dai nostri politici dall’urgenza della riforma della giustizia. Anche chi come me preferisce altri argomenti è costretto a fare delle semplici considerazioni sul tema del giorno. E qui vengono fuori tutto il mio disappunto e, starei per dire, tutta la mia rabbia perché ogni volta che qualcuno tocca “l’unto” del Signore si alza un putiferio senza limiti e senza decenza. Il popolo italiano, si dice, ha eletto Berlusconi perché governi e, quindi, lo si lasci governare. Lo stesso popolo che lo ha votato, viene solennemente dichiarato, conosceva qual è il “suo curriculum vitae”. Dunque, nessuno gli rompa le uova nel paniere. Ma una domanda è lecita porsela: “Davvero tutto il popolo italiano l’ha eletto perché è felice e contento di essere governato da lui?” Non è così. Se si fanno i calcoli giusti sulle elezioni politiche risulta che la maggioranza degli elettori non lo ha votato. Gli altri si sono divisi, sarebbe meglio dire, sbranati tra di loro, e gli hanno permesso di vincere le elezioni. A questo punto gli altri, quelli che non lo hanno votato, essendo anch’essi italiani, non hanno per caso il diritto di sapere se i reati contestatigli sono stati o meno commessi oppure, solo perché eletto da una parte del popolo, si può soprassedere sulle sue “presunte malefatte”? Io, che non sono stato mai un suo elettore, voglio sapere ed è inutile dirmi che in questo modo non è il popolo a decidere, ma la magistratura. Ed allora mi domando e domando: “Se Berlusconi, solo perché eletto dal popolo, si permette di gridare che è stato il popolo a dargli il mandato di governare, per cui la magistratura non deve intervenire sulla sua persona, beh!, sarebbe allora il caso di toglierla addirittura di mezzo”. E togliamo di mezzo anche la Costituzione che ha stabilito che la magistratura è uno dei tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario, indipendenti ed autonomi dello Stato italiano. Che ci sta a fare se non può intervenire sugli atti del governo soprattutto quando sono compiuti al di fuori della sua sfera di competenza? Ma in questo caso vi è una persecuzione (fumus persecutionis! Bella espressione latina!), organizzata dalla magistratura nei suoi riguardi, perché sarebbe intervenuta solo da quando il premier è sceso in campo, ossia dal 1994, almeno così viene detto dalla sua parte politica. Non è così e tutti lo sanno, ma fingono di non saperlo. Berlusconi è stato indagato ben prima a cominciare con la sua iscrizione alla P2. Nessuno si ricorda che cosa ha rappresentato, la P2, per il nostro Paese in quegli anni terribili: ricatti, imbrogli, complotti, assassinii, congiure, addirittura tentativi di colpi di stato, danaro vagabondo e sporco di sangue per tutto il globo terrestre? E poi, i suoi reati personali che riguardano la sua “industria”. Ma su molti di questi reati, di cui è stato incolpato, vi è stato il proscioglimento, quindi non colpevole. Così viene detto. Non è vero: le condanne ci sono state, seguite da tante tante prescrizioni. A questo punto è un mio diritto, come cittadino italiano, sapere di che pasta sono fatti colui e coloro che mi governano. Stop!
Adesso, dopo la riconosciuta incostituzionalità del lodo Alfano, è un “correre” impetuoso verso una nuova legge per “celebrare” più rapidamente i processi e verso la prescrizione (!?) dei reati pregressi. Non una riforma globale della giustizia come sarebbe necessario, ma una piccola parte del mastodontico apparato giudiziario. E sia, purchè i processi si facciano sul serio. Però un dubbio mi sorge lo stesso e spontaneo: vuoi vedere che è un’altra legge ad personam? Se non fosse interessato Berlusconi ci sarebbe tanta fretta?
Mah!
Cordialmente!
Dai ricordi spesso scaturiscono le riflessioni. Dal ricordo, appunto, che sto per raccontare, avvenuto oltre trent’anni fa nel mio paese d’origine, viene fuori una riflessione sul crocifisso nelle scuole. Ero all’epoca il direttore di una grande pro lo loco, “la pro-loco Alburni”, che comprendeva ben dodici comuni, e fui chiamato dal presidente, il compianto Gerardo D’Ambrosio, a svolgere una relazione in una importante riunione locale. Non ricordo la tematica del convegno, né perché fui chiamato a trattarla con una relazione. Ricordo solo che tra le cose dette parlai anche di Gesù Cristo, ma i contenuti e i termini ora sono scomparsi dalla mia memoria. Ricordo, però, che il sottosegretario al turismo, on.le Zanini (perché ne ricordo il nome?) nel suo intervento conclusivo dei lavori fece esplicito riferimento alla mia relazione in termini positivi, chiedendomi perché avessi parlato di Gesù Cristo come un rivoluzionario ante litteram. Neppure questo ricordo (ah, bisogna conservare le carte!). In questo momento non mi sento credente, né non credente: quaesivi et (ancora) non inveni! So solo che la figura di Cristo ha sempre avuto per me un fascino straordinario. Non a caso nei miei scritti e nelle mie parole la sua figura è un punto di riferimento, perché nella sua breve vita terrena ha parlato, ha agito ed è morto come mai un altro uomo ha fatto: da maestro!
Anche solo da un punto di vista umano Gesù Cristo è stato l’uomo della coerenza e del perdono. Non ha fatto sconti a nessuno, né ai “sommi sacerdoti” che lo hanno sempre contrastato ed emarginato per la sua predicazione di giustizia sociale, né ha usato mezzi termini con i mercanti nel tempio (i prepotenti e gli accaparratori del tempo), né ha chiesto misericordia per se stesso durante il processo intentato ingiustamente contro di lui, né ha manifestato incertezze verso i doveri dei cittadini quando disse: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. Nessuna preferenza neppure per se stesso! Ed è stato l’uomo del perdono: “Chi non ha peccati scagli la prima pietra”. Tutto questo è avvenuto duemila anni fa quando esisteva il massimo dell’ingiustizia sociale, la schiavitù, la violenza, le guerre di conquista, la pax romana, ossia le stragi per “bonificare il territorio”. Che poi sia stato e sia anche Dio nulla toglie alla sua figura di uomo integerrimo, giusto, caritatevole, buono.
Questo significa Gesù Cristo per me. Quando Giovanni Paolo II chiedeva insistentemente a Bush di non invadere l’Iraq ero uno (vox clamantis in deserto!) di quelli che pregavano perché le parole e le insistenze del Papa venissero ascoltate dal presidente degli USA, ma quando Bush, immediatamente dopo l’invasione dell’Iraq, venne in Italia e fu ricevuto con tutti gli onori dal pontefice, pensai, dissi e scrissi che Gesù lo avrebbe scacciato come fece con i mercanti nel tempio. Si, lo stesso deciso comportamento mi sarei aspettato dalla massima autorità della Chiesa!
La Corte dei diritti civili di Strasburgo avrà pure argomentato, come da più parti si sostiene, con disquisizioni giuridiche senza grinze la questione del Crocifisso in classe in Italia, ma non ha tenuto conto di un altro diritto indiscutibile ed inviolabile: il mio diritto umano, intimo, personale di “volere” il Crocifisso. E come me tantissimi altri italiani per gli stessi motivi.
Il Crocifisso in classe non è solo il simbolo di una fede e di una cultura, per chi lo ritiene tale, ma la testimonianza di un uomo vero: di un Maestro!
Cordialmente!
Capisco che questo mio intervento nulla toglie e nulla aggiunge al problema salute in Italia e nel mondo, né alla preoccupazione che sta prendendo alla gola milioni di italiani per gli ultimi “eventi luttuosi” accaduti nel nostro Paese. In particolare le morti di alcuni bambini che erano in buona salute, o almeno nessuno aveva riscontrato nulla di anormale, avvenute in tempi brevissimi dall’insorgere della malattia: l'influenza "A". Ma anche dalla somministrazione del vaccino che soprattutto nel Sud avviene con vistosi ritardi e dalle continue rassicurazioni in merito alla pericolosità dell’influenza “A”, considerata alla stregua di una normale influenza stagionale, che ci vengono date dalle autorità sanitarie, mentre sembra che l’Italia sia il paese più colpito in Europa. C’è una confusione totale da tutte le parti che non ci rasserena per niente soprattutto rispetto ai bambini e ragazzi che frequentano la scuola. In tutta Italia le classi sono dimezzate, gli stessi docenti sono colpiti dall’influenza, ma nulla si fa per porvi rimedio. La risposta è sempre la solita: “Nulla di eccezionale. L’influenza segue l’andamento stagionale di sempre, per cui nessun allarmismo”. Ma poi non è vero. Le classi delle primarie (elementari) sono vuote al 50% come mai è avvenuto e capita sempre che alcuni bambini siano colpiti dall’influenza “A”. Dov’è la verità? Quali i provvedimenti? Nessuno chiede la chiusura delle scuole, ma nessuno vuole neppure che l’influenza si propaghi a macchia d’olio, per cui la preoccupazione dei genitori è più che giustificata.
Ma vorrei fare un’altra considerazione che sembrerebbe colpire solo e sempre il ministro Brunetta, verso cui in verità non ho mai provato alcuna simpatia, seppure indirettamente. Il ministro Brunetta ha prolungato l’orario di controllo da parte dei medici fiscali sui cosiddetti “fannulloni” che si dichiarano malati e nello stesso tempo ha lasciato invariato il prelievo pecuniario di oltre dieci euro per ogni giorno di malattia del pubblico dipendente. Era così ed è rimasto così, mi si può obiettare: dura lex, sed lex! Ma la legge deve essere equa, non colpire inadeguatamente. Un cittadino ha osservato un fenomeno strano, che solo in Italia può verificarsi. Si trasmette su tutte le TV una “pubblicità progresso”, fatta dal Ministero della Salute, con Topo Gigio che detta consigli per evitare di essere colpiti o contagiati dall’influenza “A”. Topo Gigio, infatti, consiglia di lavarsi spesso, di coprirsi bene, di rimanere in casa anche in presenza di mal di gola, di febbre, di raffreddore persistente, di evitare ambienti affollati, ecc. Insomma, di stare molto attenti. Giustamente! Il ministro Brunetta e il ministro Sacconi o il vice ministro Fazio appartengono allo stesso governo. E’ possibile che l’uno non sappia quello che fa e dice l’altro? Se un docente avverte i sintomi di cui sopra deve andare a scuola o deve rimanere a casa per non far correre rischi ai bambini di cui è responsabile per più ore al giorno? E se colpito da influenza sia essa stagionale o “A” perché comminargli una sanzione pecuniaria, pur non essendo colpevole della sua malattia? Ma in ogni caso perché un dipendente pubblico che denuncia la sua malattia, poi comprovata dal medico fiscale, deve “pagare” due volte, nella salute e nella tasca? “Per evitare che il dipendente pubblico si metta in malattia anche per un semplice raffreddore e diventi un fannullone”, direbbe Brunetta. Ma quando egli diserta il Parlamento o il consiglio dei ministri perché ammalato, gli viene tolta parte del suo appannaggio? A Berlusconi, che è a casa per curarsi la scarlattina, viene imposta una tassa?
Chi scrive è in pensione. Quindi, nessuno conflitto d’interesse, solo domande, cui non desidero risposte, solo riflessioni, se opportuno.
Cordialmente!
In queste ore imperversa nelle Tv e sui giornali un video shoch davvero impressionante: l’assassinio di un uomo, il boss Mariano Bacioterracino, in mezzo alla strada davanti a passanti ignari.
Questo il fatto in brevissima sintesi. E’ una sequenza agghiacciante. Fa vedere la morte in diretta, spietata e senza fronzoli.
Di solito questi delitti avvengono con spargimento di sangue anche di persone innocenti che si trovano per caso a passare sul luogo del delitto. Questa volta il killer, un vero professionista, preme il grilletto più volte contro la vittima con ferma determinazione e precisione, attento a non colpire cittadini innocenti. Gli è bastato uno sguardo d’intesa con il complice, solo un attimo di esitazione per permettere ad una donna “fortunata” di non essere coinvolta e sparare e poi, tranquillamente, lasciare la sua postazione di morte. Dopo un attimo di panico tra le persone presenti la vittima sembra diventare solo un oggetto di curiosità, un manichino per terra poco degno di attenzione. Qualcuno addirittura lo scavalca per proseguire il suo cammino. Di qui l’indifferenza. Non so quanto tempo dopo il delitto ci siano state le interviste televosive ai cittadini. Tutti hanno parlato di abitudine, di indifferenza, uno solo ha parlato di paura. E credo che sia l’unico ad essere stato sincero. Tutti gli altri si sono costruiti una corazza di difesa, perché, forse sbaglio, la protagonista non è l’indifferenza o l’abitudine, ma la paura. Solo la paura. I napoletani non sono indifferenti, né sono abituati agli assassinii: sono soltanto vittime! Ma la paura stravolge la mente e, pur di fuggire lontano dalla tragedia, i comportamenti diventano inconsulti e tacciabili di indifferenza. Troppo spesso si usa il termine di indifferenza con superficialità, dimenticandosi la generosità, la sensibilità, la disponibilità dei napoletani quando c’è bisogno di spendersi per gli altri. Ci siamo dimenticati l’alluvione di Firenze, i terremoti del Friuli, delle Marche, ecc. in cui la presenza dei napoletani è stata numerosa come e più degli altri italiani?
Non sta a me difendere i napoletani, anche se conterranei, ma davanti ad una pistola spianata non c’è coraggio che tenga, c’è solo la paura. Non si può pretendere che tutti siano eroi e si scaraventino sul killer per catturarlo. La paura non si vince con il coraggio, ma con la fuga, che viene confusa con indifferenza!
Cordialmente!
Negli anni passati, soprattutto dalla destra, è stato sostenuto a torto o a ragione, che la scuola italiana è stata sempre un covo della sinistra, anzi con escursioni frequentissime della sinistra più becera: i comunisti leninisti. Io, oggi pensionato, ma ieri democristiano, che ho insegnato nella scuola elementare, ma con qualche puntata anche negli altri ordini di scuola per via della mia lunga attività sindacale, non me ne sono mai accorto. Evidentemente ho avuto gli occhi bendati…
Oggi si continua a dire, da parte sempre della destra e della ministra Gelmini che la scuola risente delle influenze nefaste del ’68, per cui le riforme diventano necessarie soprattutto per togliere alla sinistra comunista il monopolio sulla scuola. E’ diventato un “refrain” che parte dall’alto, dal capo supremo, il quale attribuisce sempre ai comunisti se le sue iniziative, tutte, anche quelle erotiche, non vanno a buon fine. Il primo colpo di maglio deve essere inferto alla scuola, per ora solo alla primaria, proprio per dimostrare che il “male” va estirpato dalla radice, che spesso è la parte più debole della pianta. La ministra, il suo capo e Tremonti non si rendono conto che le preoccupazioni dei docenti, da tempo ormai, non sono se la scuola è di destra o di sinistra, ma se funziona e come.
Vediamo se veramente la scuola è appannaggio ancora della sinistra comunista. Da un articolo de “Il Mattino” di ieri, 24.10.2009, si apprende che si è svolta a Salerno una grande festa, addirittura con la perfomance del coro d’istituto, per l’apertura del nuovo anno scolastico al liceo classico “Torquato Tasso”. Il parterre è stato di tutto rispetto, la presidente della commissione cultura della camera dei deputati, Valentina Aprea, il presidente della provincia, Edmondo Cirielli, il questore Vincenzo Roca, il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Gregorio De Marco. Mancava il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, non si sa se per sua scelta o perché non invitato. Se non invitato si è trattata di una festa in famiglia, diretta dal dirigente dell’istituto, Salvatore Carfagna. Il nome non ci dice nulla? La mia perplessità, legittima o maliziosa non so, riguarda la preponderante presenza della sinistra nella scuola anche in questa circostanza. Se così fosse, sarebbe stato possibile organizzare una manifestazione così smaccatamente di destra in un istituto di marca comunista? Mah! Qualche dubbio mi sorge anche perché appena un piccolo manipolo di precari, dieci, si sono permessi di “contestare”, si fa per dire, perchè subito “silenziati” dalla forza pubblica presente, l’on. Aprea che si è messa a sparare contro la scuola, dicendo che la ricreazione è finita e che le riforme sono giuste perché i docenti devono essere sottoposti periodicamente a verifica sulle loro competenze e sulla loro preparazione culturale e didattica. Nello stesso articolo si dice che il liceo classico di Salerno è un istituto prestigioso da cui sono “usciti ed escono” fior di studenti che poi sono diventati e diventeranno apprezzati professionisti nella vita. Se così è e non ho alcun dubbio che lo sia, l’Aprea e il Carfagna si sono chiesti perché? E i professori di ruolo non hanno provato un moto di rabbia o di vergogna quando si sono sentiti tacciare di incapacità professionale e di incompetenza? Non c’è stata reazione alcuna, almeno così si legge dall’articolo de Il Mattino. Se i professori fossero stati di sinistra non avrebbero almeno accennato ad una piccola, se pur contenuta protesta? Nulla. Ma all’Aprea mi piacerebbe rivolgere una domanda: “Ma lei conosce così bene tutte le scuole italiane, compresa la primaria, per esprimere giudizi così trancianti? O è una moda che ormai invade l’Italia, imposta da questa destra che sa colpire solo i settori più deboli, mentre non interviene nell’impedire l’evasione fiscale e ci propina lo scudo fiscale sempre per favorire i più ricchi e la malavita organizzata? E il posto fisso di Tremonti, deciso a salvarsi l’anima, dove lo mette o anche questa “dichiarazione di un’anima in pena” è una presa in giro come è una presa in giro l’annuncio dell’eliminazione dell’Irap, su cui già si dice che è un provvedimento di lunga durata?”
Questi i miei dubbi!
P.S. Sulla vicenda Marrazzo, che mi molto colpito negativamente, mi sento di fare solo un’osservazione: che sia stato un complotto non ci sono dubbi. Lo ha detto perfino la Mussolini in un’intervista all’Unità di oggi. Le “debolezze personali” di Marrazzo si conoscevano, sempre a detta della Mussolini, da anni tanto è vero che lo stesso Storace voleva farne uso nelle ultime elezioni regionali. Come mai il caso è scoppiato proprio ora? Per mettere viepiù il PD in difficoltà in un momento cruciale della sua vita? Non ho dubbi: è così. E non lo dico per difendere Marrazzo che è indifendibile e bene ha fatto a sospendersi da presidente della regione Lazio. Però, altri personaggi per motivi ben più gravi non hanno avuto la dignità neppure di scusarsi, nonostante fatti e circostanze provate a loro carico. Il giornale Libero si scandalizza che Marrazzo per le sue debolezze private abbia usato l’auto blu della regione e mi scandalizzo anch’io se è vero. Ma perché non si è scandalizzato per le auto blu e l’aereo presidenziale usati per i piaceri personali del premier? E perché gli italiani non si scandalizzano per gli appannaggi di milioni di euro all’anno che la RAI ammannisce ad alcuni personaggi cosiddetti di rilievo come Vespa, Ventura, Fazio, Santoro, ecc. solo per condurre programmi alla portata di molti altri giornalisti e conduttori? Io mi scandalizzo profondamente e volentieri li caccerei a calci nel sedere dalla Rai a qualsiasi parte politica appartengano: non si può parlare bene e razzolare male né ora che ci troviamo in una situazione sociale ed economica difficilissima, né in una situazione di normalità. Le ingiustizie e le differenze di trattamento economico così vistosi sono solo uno scandalo che ci tocca pagare con le nostre tasche!
Cordialmente!
Stamattina, prima per radio poi sul giornale, ho saputo della morte di un bambino di sei anni a causa del monossido di carbonio prodotto da un braciere perché l’energia elettrica nel locale in cui viveva era stata “sospesa” per morosità. Per due volte i miei occhi si sono riempiti di lacrime. Non sono un piagnone per natura, ma la morte di un bambino di sei anni, con tutta una vita davanti bella o brutta non ha importanza, mi ha commosso e mi ha indignato nello stesso tempo. Mi sono chiesto se ancora oggi sia possibile, in Italia, morire di freddo senza che nessuno se ne sia accorto né i vicini, né e soprattutto le istituzioni. Mi sono anche vergognato di vivere in un paese indifferente e insensibile e mi sono chiesto quanti altri bambini sono morti e moriranno per lo stesso motivo soprattutto se sono extracomunitari. Elvis, questo il nome del bambino, era nato in Italia. Era a tutti gli effetti italiano, ma la madre è capoverdiana, una madre dignitosissima con un amore immenso verso il suo bambino. Quando si sveglierà dal coma in cui versa e non si vedrà accanto il suo bambino amatissimo riuscirà a sopravvivere? Noi riusciamo a vivere con la coscienza a posto?
Il posto fisso di Tremonti.
Ci vuole una bella faccia tosta. Dopo il suo insediamento uno dei primi atti di questo governo, nel nome della Gelmini e di Tremonti, è stato quello della riforma della scuola primaria (elementare) e del numero degli alunni/studenti per classe. Con una conseguenza logica e semplice: tagli alle spese e tagli alle classi e ai docenti e non docenti. Fra non molto tempo ci saranno circa 300.000 disoccupati in più solo nel comparto scuola. Moltissimi altri nel settore della P.A. Quindi disoccupazione galoppante e disperazione da parte di giovani e meno giovani ai quali è stata tolta anche la speranza di una vita dignitosa, almeno in apparenza.
Cosa è successo a Tremonti? Un rigurgito di coscienza se si è permesso di dire che la mobilità non è un valore, ma il posto fisso si. La stessa domanda se la sono posta Gelmini e Brunetta? La Gelmini ancora no. Non si conoscono le sue considerazioni in merito pur avendo partecipato con convinzione alla distruzione della scuola e delle speranze di tantissimi precari. Brunetta ha detto che Tremonti intende tornare al secolo passato. Quindi, secondo lui, Tremonti sbaglia.
In un post precedente ho riportato una lettera di un giovane napoletano pubblicata da Il Mattino di Napoli qualche anno fa, nella quale lamentava la mancanza di un posto di lavoro che lo faceva sentire inutile e impotente perché la sua vita era senza speranza e senza futuro: ancorché fidanzato non poteva mettere su famiglia, né crearsi un avvenire dignitoso e sicuro. Era semplicemente e profondamente disperato!
Che Tremonti abbia detto che solo con il posto fisso i giovani possono tracciare il loro futuro è lodevole. Anch’io, nella mia modestia, ho da sempre sostenuto la stessa tesi, ma io sono un granellino di sabbia che può essere spazzato via anche da una piccolissima folata di vento. Tremonti è il ministro dell’economia e non può avere rigurgiti di coscienza e poi dimenticarsene alla prima occasione. Che fa? Si pente di aver peccato? E dopo aver ottenuto l’assoluzione come spera, crede di poter ripetere lo stesso peccato? Sarebbe un reato gravissimo questa volta che moltissimi italiani non gli perdonerebbero. Neppure il Padreterno che pure perdona settanta volte sette.
Dopo la politica degli annunci suoi e di questo governo, io non gli perdono nemmeno i peccati veniali perché so che i suoi sono tutti peccati mortali.
Cordialmente!